PALAZZO TOSCANELLI
PALAZZO TOSCANELLI
PALAZZO TOSCANELLI
PALAZZO TOSCANELLI

PALAZZO TOSCANELLI

Sede dell'Archivio di Stato
Lungarno Mediceo, 17 Pisa – anno 2016

La forma che ha oggi il palazzo risale al XIX secolo, quando venne ristrutturato su iniziativa di Alessandro Gherardesca. L’Archivio di Stato di Pisa venne istituito il 22 febbraio 1860 dal Governo Provvisorio Toscano. Ancora oggi è sede dell’Archivio di Stato, il patrimonio attuale comprende documenti a partire dall’VIII secolo, raccolti in più di 130 inventari. Il prospetto principale del Palazzo si presenta interamente in pietra creando forti cromatismi per i differenti materiali lapidei adoperati come i due cantonali laterali in macigno grigio lavorati a bugnato, i marmi di Carrara utilizzati per riquadrature di finestre, il portale, il balcone, le modanature e le fasce marcapiano, il resto della superficie si presenta in pietra calcarea dei Monti Pisani.

ANALISI VISIVA: gran parte della superficie dell’edificio era ricoperta da polveri atmosferiche ed altri materiali di deposito come elementi biodeteriogeni (muschi e licheni), inquinamento atmosferico e precipitazioni calcaree che avevano danneggiato la superficie originale, percolature, ristagnamenti di acque meteoriche, ossidazioni metalliche e concrezioni carbonatiche e di conseguenza il dilavamento della “patina nobile”. Molte porzioni presentavano perdita di struttura o di modellato (come cornici e mensole), provocate da eventi bellici (tracce di bombardamenti), fratture e microfratture lungo le giunture tra molteplici blocchi di pietra verrucana, le quali sono state sigillate, in tempi passati, con materiali non idonei ceduti nel tempo.
Il materiale lapideo presentava numerose ossidazioni di elementi in ferro presenti sulla facciata. La mancanza di protezione antivolatili del sottogronda ha provocato sulle porzioni a gettante l’accumulo di escrementi di volatili, quali il cornicione, decorato a “finto marmo”, le mensole in marmo che incorniciano le finestre, fungendo da nido per gli stessi. Difatti il sottotetto in legno, adornato da rosoni e mensole portanti, decorato anch’esso a “finto marmo”, era completamente ricoperto da nidi di rondine. La presenza di questi animali, purtroppo, può portare diverse problematiche come ad esempio il degradamento delle superfici lapidee e dei monumenti a causa dell’acidità del guano o la diffusione di altre specie infestanti (zecche, blatte, topi).
Una particolare attenzione va posta quindi nella verifica dello stato di "salute" dei tetti, delle grondaie, delle strutture lignee, delle impermeabilizzazioni in particolare verificando i luoghi di più difficile accesso.

METODOLOGIA DI INTERVENTO: l’intervento di pulitura ha previsto la rimozione di polveri atmosferiche e di altri materiali di deposito attraverso un lavaggio a mano di tutte le superfici con acqua deionizzata con l’utilizzo di prodotti specifici (utilizzando anche impacchi di Arbocel e Carbonato di ammonio in diluizione) per favorire la rimozione delle incrostazioni tenaci di calcare e di altri materiali superficiali.
Oltre ad un’accurata pulitura meccanica, con l’ausilio di spazzole di saggina, bisturi, spazzolini e microscalpelli alfine di rimuovere le polveri incoerenti al paramento originale e vecchie stuccature è stato previsto l’utilizzo di microsabbiatrice ad alta precisione con finissima polvere di Silicio per le zone incoerenti e più tenaci da rimuovere.
Il consolidamento della superficie è stato eseguito mediante Silicato di etile con stesura a pennello in più tempi a seconda dell’assorbimento della pietra.
Il consolidamento delle lesioni, delle microfratture e delle parti in aggetto decoese è stato effettuato impiegando la tecnica della micro diffusione per capillarità eseguendo iniezioni consolidanti e stuccature con malte idonee. È stato compiuto il lavoro con la stesura finale di prodotto biocida e protettivo mediante applicazione a pennello.