SCR PULVIRENTI RESTAURI
Lungarno Sidney Sonnino 18 - Pisa – anno 2016
Il complesso, costituito da chiesa e monastero, edificato per le Benedettine nel 1393 sulla riva meridionale dell’Arno, è attualmente di proprietà privata e sorge su parte di un’area chiamata nel bassomedioevo tegularia per la presenza di fornaci di mattoni e di ceramica, attestate anche da alcuni ritrovamenti archeologici avvenuti all’interno del monastero. L’edificio subì massicce ristrutturazioni nel XVI secolo, in seguito al passaggio delle monache all’Ordine di Santo Stefano (1565), e ancora nel XVII secolo, che portarono alla creazione della semplicissima facciata, che prospetta su piazza S. Paolo a Ripa d’Arno, e del campanile quadrangolare coperto a piramide. L’attuale facciata neogotica è invece frutto del lavoro di riprogettazione del rivestimento della facciata lungo il fiume, realizzato nel 1850 dall’architetto Domenico Santini che ne studiò la ripartizione in tre edicole di colore rosso scuro, raccordate da due paramenti in terra gialla, decorati entrambi con elementi in cotto. L’utilizzo di finestre in stile “gotico fiammeggiante†costituisce una novità per le consuetudini architettoniche pisane. L’intervento del Santini ebbe un carattere più estetico che funzionale, dal momento che le monache stesse avevano fatto risanare l’edificio a proprie spese, appena nel 1814, condizione che era stata loro imposta da Ferdinando di Lorena per mantenerne il possesso. ANALISI VISIVA: PORZIONI IN COTTO: il degrado delle superfici in cotto è stato causato principalmente da agenti atmosferici, formazioni biologiche (muschi e licheni), inquinamento atmosferico e precipitazioni calcaree, causando fessurazioni, perdita di modellato, percolature, ristagnamenti di acque meteoriche e concrezioni carbonatiche. Si sono riscontrate inoltre fratture e microfratture sigillate in passato con materiali non idonei lungo le giunture del cornicione coincidenti col mal posizionamento delle gronde. METODOLOGIA DI INTERVENTO: sono state rimosse le polveri atmosferiche mediante lavaggio di tutte le superfici con l’uso di spugne naturali imbevute di acqua mineralizzata e l’ausilio di spazzolini morbidi. Rimuovendo oltre le vecchie stuccature degradate ed eseguite in passato con materiali incompatibili mediante l’impiego di vibro incisori, vibroscalpelli e bisturi, sono stati eliminati a secco gli elementi biodeteriogeni con l’ausilio di spazzolini morbidi e acqua demineralizzata. Consolidato l’interno del materiale in cotto, dove presentava distacchi e fratture mediante l’utilizzo di resina epossidica pura, si è operato con la microsabbiatura per favorire la rimozione di incrostazioni tenaci. Stuccate le porzioni mancanti con polvere di cotto e resina, è stata eseguita l’integrazione cromatica con trattamento preventivo antibiodeteriogeno mediante applicazione di prodotto finale protettivo. INTONACI: il distacco degli intonaci degradati è stato provocato dalle infiltrazioni di acqua piovana, causando fessurazioni, formazioni di sali (solfati) che , cristallizzando in superficie per aumento di volume hanno provocato la caduta di materiale. Lo strato sovrapposto a quello originale risultava di una tinteggiatura gialla a base di colla molto tenace. METODOLOGIA DI INTERVENTO: un primo lavaggio con idropulitrice a bassa pressione, ha favorito la rimozione di polveri incoerenti (quali elementi biodeteriogeni) utilizzando contemporaneamente spazzolini morbidi, spugne naturali e acqua demineralizzata. Lo strato giallo incoerente all’originale è stato rimosso con l’utilizzo di acetone, spatole, bisturi, vibroincisori e vibroscalpelli. Sono state rimosse le vecchie stuccature incoerenti al supporto. Consolidati gli intonaci e eliminati i sali solubili nelle parti colpite da infiltrazioni di acqua piovana, tramite impacchi idonei, sono state stuccate le lesioni e ricostruita la muratura attraverso l’arriccio con malte idonee e stesura finale di intonaco a base di calce, sabbia di fiume e pozzolana di granulometria conforme all’originale, tinteggiando infine con latte di calce, pozzolana e pigmenti naturali (come da analisi petrografiche). PORZIONE CENTRALE (PUNTA): eseguita a graffito (come i moduli laterali della facciata) la punta dell’edificio, ha richiesto un intervento di urgenza, date le condizioni di notevole degrado, poiché si evidenziavano distacchi di intonaco e estese porzioni mancanti della superficie, essendo la zona più colpita da infiltrazioni di acqua piovana che aveva provocato formazioni biologiche su intonaco e cotto e sali (solfati). METODOLOGIA DI INTERVENTO MIRATO: sono stati applicati bendaggi di sostegno a protezione sulle parti in pericolo di distacco al fine di sostenere le porzioni di intonaco durante le fasi operative elencate. Consolidati gli intonaci, è stata effettuata una pulitura preventiva della superficie, rimuovendo depositi superficiali e polveri atmosferiche. Sono state desalinizzate le zone interessate dalle infiltrazioni, asportando i sali solubili, mediante applicazione di Arbocel e acqua demineralizzata. Attraverso il consolidamento antisolfatante sulla superficie, è stato applicato per diffusione idrossido di bario con pasta cellulosica, interponendo una velina di carta giapponese di grammatura idonea necessaria a neutralizzare i solfati. Varie stesure di malta idonea, utilizzata per l’arriccio, ha facilitato la stesura di intonaco eseguita con malta di grassello di calce, sabbia di fiume, pozzolana fino al raggiungimento della granulometria originale. Stuccate le lesioni e le fessurazioni, è stato ricostruito il graffito nelle porzioni mancanti, eseguito con il metodo della battitura di fili e pigmento colorato seguendo il corretto disegno geometrico e incidendo a fresco l’intonaco, seguendo le linee del graffito. Infine la facciata è stata tinteggiata con latte di calce, pozzolana e pigmenti naturali.
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